mercoledì 3 marzo 2010

a volte una poesia può uccidere un dettaglio


Sì, va bene, la canzone di Ruggeri diceva l'opposto. Poco importa. Quella canzone, tra l'altro, ha un titolo bellissimo. Comunque stavolta non parlo di musica ma di cinema. E il titolo si riferisce a La bocca del lupo, sorpresa dell'ultimo Torino Film Festival: strano docudrama, crudo e tenerissimo insieme, è il racconto vero di una storia d'amore che sfida la lontananza, la galera, le differenze e le diffidenze, tra uno sbandato siculo in terra di Genova e un travestito che è, per citare Queneau, «né in tutto giovane né in tutto signorina». L'ultimo quarto d'ora sembra la versione neorealista dei siparietti di Harry ti presento Sally, con i due che si raccontano finalmente insieme, ed è il momento più vero e bello del film insieme alla lunga, immobile e lacerante sequenza del bar. Peccato per la poesia, in agguato come un brigante di strada in forma di voce fuori campo: leziosità autoriale inutile, il film emoziona anche – anzi soprattutto - senza.

6 commenti:

  1. Il futuro è un costrutto, che però non esiste, finché non diventa presente. Che come titolo per una canzone sarebbe troppo lungo, però si può sempre provare. Se non fosse così noiosamente serioso, lo proporrei agli Elii :-D
    Il fatto è che le cose che scorgi tu nei film io non le potrò maimai vedere, perché non le so. E questa è una deduzione logica, mica un'ipotesi.

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  2. E con le virgole mi sa che mi sono impappinata.

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  3. secondo me agli elii piacerebbe. e le virgole mi sembrano a posto

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  4. Dopo “Il Passaggio della Linea”, ci si aspettava una conferma da Pietro Marcello; puntuale, è arrivata. Trascendente, quasi, nella forma.

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  5. grazie per la segnalazione, non lo conoscevo e lo sto scaricando

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  6. Se t’è piaciuto “La bocca del lupo”, “Il Passaggio della Linea” ti stupirà; un su e giù dai treni trasfigurante.
    O______x

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